Sapori del Sud e terre del
Nord
Pensieri e parole dedicate al Provolone Valpadana
Aria del Sud e terra del Nord
Può destare stupore in Lei, caro lettore, curioso cultore di
cose alimentari, sapere la storia del
nostro formaggio. È un po’ la storia della nostra Italia, che già a metà
dell’Ottocento dava segni di inquieta tensione. Sì, perché in quel secolo
neanche troppo lontano grande, era il desiderio degli italiani di liberarsi
dall’oppressore e di riunire in un’unica compagine le diverse regioni della
Penisola.
Bene, quando questo finalmente avvenne a partire dal 1861, ecco
che si spalancarono le porte anche alla rivoluzione agricola, una ventata di
modernità e tecnologia nelle campagne, che già stava dando i suoi frutti negli
Stati più lanciati e solidi d’Europa. Italia unita e un’agricoltura che si
lasciava finalmente alle spalle il proprio neolitico immobilismo sono il
substrato di crescita dei pionieri di cui Le vogliamo parlare.
Sono uomini del Sud, di mestiere pastori che, per continuare a
produrre il loro formaggio, che era ragione di vita e di sostegno, coltivarono
l’idea di superare le barriere geografiche e di sfruttare le opportunità della
modernità e del progresso messe a disposizione delle persone di buona volontà
dalle più progredite regioni del Nord del Paese.
Così provole e caciocavalli (formaggi a pasta filata, come li
chiamiamo oggi con gergo specialistico: è buona cosa saperlo) che per millenni
seppero solo di lande lontane e silenziose del Meridione, avrebbero potuto
essere forgiati secondo i canoni e i colori della piana del Po, fiume nordico
per eccellenza, senza perdere quel DNA originario, ragione di un’impronta
incancellabile.
Ma perché lasciare la bella Lucania o l’assolata Campania, così
ricca di suggestioni, dove comunque i pascoli non mancavano? Il fatto è che i
pastori più intraprendenti e sensibili al richiamo di un tangibile
miglioramento del proprio status economico e di vita si sentivano penalizzati
perché i loro greggi davano troppo poco latte e il clima caldo deteriorava in
breve questa sostanza primaria e anche il formaggio che ne poteva uscire era
troppo secco.
Nella pianura padana, invece, allevare il bestiame dava più
soddisfazione: gli animali erano molto più numerosi, meglio nutriti da foraggio
abbondante, frutto di prati fertilissimi, e il clima aiutava. Insomma bisognava
osare; così i maestri casari trasferirono le proprie cose e le personali
ambizioni nella dinamica e accogliente Lombardia e nelle aree vicine. I giochi
erano fatti e da quei lontani albori il Provolone Valpadana, caro lettore, si
offre oggi a noi con il suo bagaglio prodigioso di canti del Sud e conti del
Nord.