IL MARCHIO È UNA COCCARDA: PROVOLA GIALLA SU FONDO VERDE
C’è un’altra storia che vi voglio raccontare. È quella di un
Consorzio che tutela e del marchio che ne comprova l’opera. È prima di tutto la
storia di uomini e del loro proposito di mettersi insieme nel nome di un
formaggio. Il formaggio, non fatichiamo a immaginarlo, è il Provolone
Valpadana. Gli uomini sono quelli a capo dei caseifici dove veniva e viene
fatto e gli allevatori che dalle loro bovine procuravano e procurano il latte
necessario.
Come tutte le storie vere, reali, vissute, non è stata proprio una
passeggiata, perché aggregare tante teste, lo sappiamo, non è facile. Ma gli
uomini del Provolone Valpadana ci sono riusciti e con anticipo rispetto a tanti
altri produttori di altri formaggi, convintissimi che solo compatti e uniti si
può.
La convinzione c’era già quando, a metà
degli anni Cinquanta, al Provolone (che si chiamava ancora solo così) venne
riconosciuta la qualifica di “formaggio tipico”. Controversa, allora, fu la
questione della zona di produzione (potenzialmente era tutta l’Italia, ma nella
realtà i produttori più espressivi si concentravano tra Lombardia, Emilia e
Veneto), e suscitava esitazioni anche il cosiddetto polimorfismo produttivo del
Provolone, che in effetti può avere formati molto diversi (sferica, a pera, a
mandarino, cilindrica, a pancetta, a salame) e svariatissimi pesi e dimensioni
(da pochi etti a oltre 100 chili): si parlava di tanti provoloni…
La prima svolta ci fu nel 1975, anno in cui successe che i produttori
della zona padana decisero di farsi soci di un unico organismo, un Consorzio,
che doveva servire da bussola per tutti loro, cioè dire come il Provolone
doveva essere per forza fatto (criteri di produzione), cosa fare per farlo
conoscere (promozione sul mercato), quali studi avviare per avere un sempre più
salutare e buon formaggio (studi, ricerche e sperimentazioni).
Fu una buona scelta? Neanche a dirlo: quello dei produttori di
Provolone fu un atto obbligato. Solo così poteva avverarsi quello che poi accadde.
Tre anni più tardi, nel 1978, il Consorzio ricevette ufficiale incarico di
occuparsi della vigilanza, ossia da quel momento era lui stesso a sorvegliare
tutti i produttori che ne facevano parte, ma anche le aziende non socie, perché
rispettassero le regole del gioco e perché producessero un Provolone secondo
gli standard convenuti.
Quell’anno arrivò anche un contributo dall’allora CEE per “spese di
propaganda e promozione”. Una pacchia, certamente, ma soprattutto una spinta a
proiettarsi in un’altra impresa, ovvero fare pubblicità al Provolone. Un’altra
pietra miliare, fermo restando che la convivenza tra i vari soci non doveva
essere facile, appartenendo al Consorzio tanto gli industriali che i reggenti
di cooperativa (tutti facevano Provolone, però gli uni come privati, gli altri
in forma associata).
E non cedettero, anzi, si prodigarono finché un altro premio arrivò:
nel 1993 fu riconosciuta la denominazione d’origine “Provolone Valpadana” e,
gratificazione somma, il 21 giugno 1996 l’Unione Europea riconobbe al Provolone
Valpadana la
Denominazione di Origine Protetta, l’ambitissima D.O.P.
Per l’allora Consorzio per la Tutela del Formaggio
Provolone Valpadana incominciava un altro compito: la tutela del prodotto e la
sua difesa da imitazioni, da frodi, da contraffazioni. Da quel momento niente
di ciò che poteva sembrare provolone poteva sostituire quello vero. E ad
assicurarci l’autentico Provolone Valpadana D.O.P. una coccarda col marchio del
Consorzio di tutela: sul fondo verde una provola gialla e il numero del
caseificio produttore.

Dal 2002 anche il nome del Consorzio si è rinnovato: è diventato
semplicemente Consorzio Tutela Provolone
Valpadana con nuove e qualificanti funzioni per migliorare e proteggere il
formaggio. Insomma, una patente in più per custodire e difendere a spada tratta
il Provolone Valpadana e i suoi caratteri. E la coccarda verde e gialla sempre
a convalidare. Questa coccarda con il marchio del Provolone Valpadana che è
attaccata alla corda che sostiene la forma, ma il logo è visibile su tutte le
confezioni. Una garanzia assoluta, caro lettore-consumatore.